Mostre 
Höfische Malerei aus Indien, Meisterwerke
27 ottobre 2007 - 28 settembre 2008
Rietberg Museum, Zurigo


China landscape - in collaborazione con Kew Gardens
3 maggio - 27 ottobre 2008
British Museum, Londra


Tracing the Che School in Chinese Painting
1 luglio - 25 dicembre 2008
National Palace Museum, Taipei, Taiwan


Historical maps in Chinese Painting
19 luglio - 31 dicembre 2008
National Palace Museum, Taipei, Taiwan


Early Buddhist Manuscript Painting
29 luglio 2008 - 22 marzo 2009
The Metropolitan Museum of Art, New York


Mantegna (1431-1506)
26 settembre - 5 gennaio 2009
Louvre, Parigi


Konpira, sanctuaire de la mer
15 ottobre - 8 dicembre 2008
Musée Guimet, Parigi


Ombre cinesi
Indagine su una cività
che volle farsi nazione
      

  Stefano Cammelli
 
OMBRE CINESI
  Einaudi
  2006
  In libreria

«La Cina non è una terra, non è una nazione. Cinese non è una razza né un popolo. Cina è fare propri determinati valori cresciuti in una tradizione millenaria».»

L'Occidente ha sempre inseguito il sogno di carpire i segreti della Cina, della sua prodigiosa vitalità e ricchezza. E la Cina non ha mai amato troppo l'interesse degli stranieri, ai quali ha spesso fatto credere ciò che volevano credere. Così, in un raffinato gioco di schermi e di specchi, è nato un altro paese: la Cina degli occidentali. Rappresentato bene da un nome - Cina - che viene utilizzato solo in Occidente. Di volta in volta, questa Cina immaginaria è stata terra di immense ricchezze (XVII secolo), modello di ogni buona amministrazione (XVIII), pronta all'Occidente e alla Cristianità (XIX), rivoluzionaria pacifica e virtuosa (negli anni della rivoluzione culturale maoista). Oggi quel paese appare interessato solo al denaro e all'economia. Ma esiste un'altra Cina, al di questo luogo sognato nello specchio occidentale? E come riconoscerla? Zhou Enlai non avrebbe dubbi, come disse a Henry Kissinger: «I misteri cinesi scompaiono in un solo modo, studiando».

Secondo l'ambasciatore britannico Macartney (1793-94) la Cina era un impero allo sfascio, retto da un vecchio pazzo. Per gli europei al seguito dei militari nelle Guerre dell'oppio era una nazione ormai morta, pronta ad entrare nell'orbita dell'Occidente. All'inizio del XX secolo centinaia di missionari la descrissero come una pacifica nazione di contadini, pronta ad abbracciare il Cristianesimo. Gli statunitensi credettero di farne una grande potenza anticomunista, per fermare Stalin. La lista dei nostri fallimenti nell'interpretazione della Cina non finisce qui, ma si estende al secondo dopoguerra fino agli errori dell'Occidente di fronte a Mao e alla rivoluzione culturale. O a quelli di oggi, di fronte ad una modernizzazione rapidissima che viene vista come l'unica dimensione di un paese molto complesso. Cercare di capire la Cina è difficile, ma diventa impossibile se ci si aggrappa a certezze che tali non sono.

A partire dal nome - Cina - che in realtà esiste solo per noi occidentali. E se la parola Cina non esiste, ovviamente non possono esistere i cinesi. Chi sarebbero i «cinesi han»? L'Occidente si avvia all'incontro con la Cina del XXI secolo con poche idee, spesso superficiali. Lo spettro di un altro fallimento, l'ennesimo, è vicino. Serve uno sforzo di comprensione che si misuri con la complessità di una realtà sempre sfuggente.

Stefano Cammelli